A circa un mese dal varo da parte del Governo della manovra 2017, che dovrebbe essere pronta entro il 12 ottobre, la struttura del provvedimento e’ gia’ sul tavolo dei tecnici. Le coperture, 10 miliardi, arriveranno da spending review, rientro capitali, lotta all’evasione e risparmi sugli interessi, mentre circa 1 punto di Pil, pari a 16 mld, verra’ imputato al deficit che sara’ fissato al 2,3-2,4% contro l’1,4% tendenziale stimato nell’ultimo Def dell’aprile scorso. Naturalmente il punto in piu’ dovra’ essere approvato dalla Commissione europea che ieri ha fatto sapere che si pronuncera’ a tempo debito, il 15 ottobre, quando e’ previsto l’invio della nuova legge di bilancio a Bruxelles. Piatto forte della finanziaria e’ il pacchetto pensioni, statali e scuola. Le risorse per il nuovo contratto di lavoro degli statali, fermo da 7 mesi, dovrebbero ammontare a circa 1,5-2 mld (al posto dei 300 milioni inseriti in un primo momento). Non è tutto. La Banca centrale europea ieri ha tenuto ferma la politica monetaria per l’area euro: tassi d’interesse invariati e caratteristiche del Quantitative Easing immutate. Perché al momento la situazione dell’economia non richiede un intervento ancora più espansivo di quello in corso, ha spiegato Mario Draghi. Ciò nonostante — ha aggiunto — non ci possono essere dubbi sul fatto che «ci sia la volontà, la capacità e l’abilità di agire» se dovesse presentarsene la necessità. Nei giorni scorsi, sui mercati si era discussa la possibilità di un allungamento temporale oltre la data indicata del marzo 2017 dell’acquisto di titoli sui mercati (80 miliardi al mese) da parte della Bce. Dobbiamo essere ottimisti. Ricordo volentieri la  celeberrima frase di profondo conforto di Draghi al Global Conference di Londra nel 2012: “THE ECB is ready to do whatever it takes to preserve euro area member states”.