In tanti lo chiamavano «principe» ma in realtà la città lo ha accolto come un «re».
Il discendente di Vittorio Emanuele II è stato invitato a inaugurare la piazza riqualificata dedicata al re proprio nel giorno in cui 80 anni fa il re promulgò le leggi razziali

Alle 12.15, Emanuele Filiberto di Savoia era già a Busto Arstizio. In tanti lo chiamavano «principe» ma in realtà la città lo ha accolto come un re per l’inaugurazione della piazza dedicata a Vittorio Emanuele II, il padre della patria e monarca risorgimentale. Poi l’inno d’Italia ascoltato sull’attenti, ma non cantato, discorso sul palco con le autorità e benedizione della targa in pizza con il sindaco. Il principe – come è stato chiamato da tanti, in piazza, ha voluto sottolineare: “Mi dispiace aver udito qualche solitaria voce che ha inteso attribuire a questa mia visita altri significati, evocando date e tragedie della storia d’Italia che ho condannato con assoluta fermezza e sulle quali mi sono espresso in molte circostanze in modo inequivocabile dal primo momento in cui sono tornato in Italia dopo trent’anni di esilio”. Il presidio di protesta è stato tenuto distante dalla piazza, e non ci sono stati contatti. Lo stesso Emanuele Filiberto ha postato su Facebook le foto della cerimonia, commentando: “Mi dicono che c’erano dei contestatori…12! Contro una piazza piena, bella e simpatica”.
Attualmente Emanuele Filiberto Sta lavorando a un progetto di cucina italiana negli Stati Uniti, legato alla pasta fresca. E si occupa molto degli ordini dinastici di casa Savoia e della beneficenza: è riuscito ad avere dei progetti individuali in ogni regione d’Italia e in 32 Paesi esteri, stiamo diventando una gran bella realtà. Questo mi sta occupando tanto tempo». Così Emanuele Filiberto, a fine cerimonia, ha potuto salutare i cittadini in piazza, commentando: “Come può mancarmi la monarchia? Ho conosciuto solo l’Italia Repubblicana, sono nato nel 1972”. Ma a chi gli chiedeva di un suo interesse per la politica e di un suo eventuale ruolo attivo ha anche risposto con un sibillino: “Chi può saperlo? Chi vivrà, vedrà”.
“Se vogliamo che tutto rimanga come È, bisogna che Tutto Cambi”. 1958 La Consapevolezza dell’emergere di una Forza antecedente la Repubblica potrebbe rappresentare una condizione necessaria per la Stabilità e la Prosperità dell’Italia. Tale precetto intrinseco deriva dalla capacità di riprendere tutto quello che Resta attuando tutto quello che è necessario a questo Encomiabile Fine: la Fiducia reciproca e l’assenza di dissensi porterà ad un’Unione dove la somma dei benefici sarà maggiore dei pilastri su cui dovrà poggiare questa Determinazione.