GNGNiente sarà più come prima. Queste poche parole che ho appena pronunciato sono, forse, un po’ abusate e avventate ma nel caso dell’economia post-Grande recessione temo di gran lunga che siano vere. Sette anni sono ormai passati da quel lontano 2007 eppure solo tre anni fa è stato finalmente riconosciuto che senza un’ unione monetaria e bancaria corrette l’euro potrà difficilmente sopravvivere. E uno sguardo al passato può chiarire, delucidare e confermare quanto esposto. Iniziamo.

“Le banche avevano ritirato dal mercato 18 mln di dollari cancellando le aperture di credito chiedendone la restituzione”, inizia così in quell’estate del 2007 un evento storico che travolgerà il mondo intero. La più grande crisi finanziaria ed economica del dopoguerra è stata del tutto inattesa. Perché nessuno l’aveva prevista? Questa domanda necessita soddisfazione. In breve tempo quel che successe fu una “Tempesta Perfetta” che non immaginava che avrebbe condotto da lì a poche settimane sull’astrico una miriade di investitori e avrebbe reso vale le politiche economiche di tutti gli stati del mondo. Gli economisti sanno abbastanza bene perché: si susseguono gli alti e bassi, perché l’attività economica è un ciclo paragonabile alla giornata dell’uomo, tutte le fasi sono importanti ma nessuna veramente essenziale, ma se si uniscono si può cogliere veramente il senso. Nel caso più ampio dell’economia il ciclo economico è un susseguirsi di avvenimenti e comportamenti dei consumatori (Equilibrio-Sfiducia; Crescita-Disorientamento; Impennata-Ottimismo; Calo-Sconforto). Ma non si era prestata attenzione agli intrecci tra finanza ed economia.

In America banche e società finanziarie prestavano soldi per compare casa a milioni di persone che non davano garanzie di poter pagare il mutuo. E il mercato immobiliare cresceva. Perché? Soprattutto perché si pensava di poter passare il cerino acceso a qualchedun altro. Reipacchettare quei mutui in titoli e vendere poi questi “pacchetti” liberandosi del rischio commettendo audaci e mortali speculazioni , sperando di lucrare sulle cosidette “realizzazione delle aspettative” .Gli USA per matenere un certo status economico nel 2007 creaarono debiti, aumentarono a dismisura e operazioni finanziarie passando da una rapporto1 a 4 a uno di 1 a 20 ossia, mentre su una merce che circolava si facevano 4 operazioni finanziarie successivamente se ne facevano 20.E la crisi dell’economia americana fu causata da queste bolle finanziarie: crediti insoluti, devivati al di fuori di ogni controllo nel mercato, co personr che inestono su questi rischi, anzi scommettono. E quei titoli, i famosi sub-prime furono collocati nei portafogli internazionali: rendevano bene ed erano stati certificai sicuri dalle agentzie di rating, peri i quali avevano certificato una valutazione abbastanza positica concedento la tripla A. Tutti pensavano che i prezzi delle case sarebbero continuati a salire. Ma le banche d’investimento americane non avevano pianificato nulla, e non poterono prevedere cha da quella rischiosa operazione finanziaria nell’estate del 2007 seguito al fallimento della Leahman Brothers e The Bank of America, avrebbero provocato situazioni di insolvibilità e devastanti danni in tutto il globo. Questo costituì un problema in quanto tutte le nazioni che avevano investito e depositato enormi quantitativi di danaro e dollari non videro più i propri capitali remunerati e rimborsati. GHFGGHFDGHBGGHGHGGGHFDGHB

Tra i pricipali fattori della crisi figurano gli alti prezzi delle materie prime (petrolio in primis), una crisi alimentare globale, un’elevata inflazione globale, la minaccia di una recessione in tutto il mondo e ifine una crisi creditizia con conseguente crollo di fiducia dei mercati borsistici.

La crisi imprevista dei mutui sub-prime, mutui a basse garanzie (perché sottoscritti da contraenti con reddito inadeguato o con passato di insolvenze o fallimenti) concessi dalle banche d’investimento americane (istituti che concedevano finanziamenti chiedendo tassi d’interesse variabili e crescenti nel tempo ottenendo una compensazione del rischio con il rendimento dei prestiti),

Tale “bolla” speculativa si espanse di pari passo col costante apprezzamento delle case. Essa tendeva a raggiungere, attraverso l’aumento costante della destinazione di risorse nel settore, l’espansione permanente del mercato. L’indebitamento delle famiglie americane provocò nel 2006 l’esplosione dei prezzi delle attività, e in particolare di quelli immobiliari; l’indebitamento aumentava via via che cresceva il valore delle proprietà immobiliari. La caduta dei prezzi nel 2007 provocò l’esplosione del valore dei mutui a livelli superiori alla consistenza stessa del valore delle abitazioni. Le famiglie più fortemente indebitate avevano scommesso sul protrarsi della crescita, ignorando il rischio di un rovesciamento del mercato.[34]

L’esplosione della bolla dei mutui fu amplificata dal fatto che le banche statunitensi, al fine di ridurre l’esposizione rispetto a questi prodotti finanziari altamente rischiosi, vendevano a terzi i mutui stessi attraverso diversi strumenti finanziari, parcellizzandoli e riassemblandoli con altri prodotti (CDO, CMO, CLO, ABS). In questo modo le banche scaricavano su altri soggetti (inizialmente investitori istituzionali, ma poi anche banche e risparmiatori) i rischi corsi concedendo tali finanziamenti. La cartolarizzazione dei mutui subprime (ovvero la creazione di titoli garantiti dai mutui ipotecari), sempre più diffusa, moltiplicava spesso i rendimenti in quanto chiedeva un ulteriore rendimento ai soggetti a cui si rivendevano i derivati dei mutui secondari.[35] Tali processi hanno reso infetto l’intero sistema finanziario mondiale di questi titoli, a un certo punto della crisi conosciuti, con un’espressione peggiorativa ma efficace, come “tossici“.[33] La cartolarizzazione e il successivo “impacchettamento” dei titoli in sempre nuovi prodotti nei quali doveva essere assemblato, assieme a una parte di titoli garantiti, un certo quantitativo di titoli tossici, aveva lo scopo di fare alzare il giudizio di affidabilità delle agenzie, cosicché a un rapporto maggiore di titoli sani rispetto a quelli tossici nello stesso “pacchetto” sarebbe corrisposta una qualità del rating superiore (A, AA, AAA ecc.).[36]

La forte svalutazione di questi strumenti innescò difficoltà gravissime in alcuni fra i più grandi istituti di credito americani. Bear Sterns, Lehman Brothers e AIG vennero ridotti al collasso e poi messi in sicurezza dall’intervento del Tesoro statunitense di concerto con la FED. Anche banche europee, come la britannica Northern Rock (quinto istituto di credito inglese), e grossi istituti finanziari (la svizzera UBS, la belga Fortis, la franco-belga Dexia -questi ultimi due parzialmente nazionalizzati dai governi francese, belga e lussemburghese-, la tedesca Hypo Real Estate e l’italiana Unicredit), furono investiti dalla svalutazione dei titoli immobiliari, venendo successivamente o nazionalizzati o costretti a ricapitalizzarsi.[37][38] Dopo diversi mesi di debolezza e perdita di impieghi, il fenomeno è collassato tra il 2007 e il 2008 causando la bancarotta di banche ed entità finanziarie e determinando una forte riduzione dei valori borsistici e della capacità di consumo e risparmio della popolazione (con effetti immediatamente recessivi sull’economia).[39][40][41][42][43]

 

Il rapido crollo del mercato immobiliare fu reso più devastante dal graduale rialzo del tasso di sconto operato dalla FED negli anni dell’esplosione della crisi dei mutui. Gli Stati Uniti, l’economia più grande del mondo, entrati in una grave crisi creditizia e ipotecaria, patirono anche lo svilimento del valore del dollaro molto basso rispetto all’euro e ad altre valute.

Il peggioramento delle borse, segnato dalle fortissime vendite sul mercato bancario, fu immediato. A causarlo la radicale crisi di fiducia dei depositanti e degli azionisti verso le banche. L’indice S&P500 di Wall Street, termometro dello stato di salute della finanza mondiale, nel periodo a cavallo tra settembre e ottobre 2008 segnò una flessione del 25,9%, con ondate di vere e proprie vendite da panico (panic selling) in alcuni giorni che riportarono alla memoria crolli storici del mercato come quelli del martedì nero 29 ottobre 1929. A ciò si accompagnò una crisi del credito, determinata dal clima di pessimismo e di diffidenza tra le stesse banche (forte aumento dei tassi interbancari), che portò in breve tempo alla carenza di liquidità nel sistema economico.

La crisi dei mutui in pochi mesi colpì anche l’economia reale provocando recessione, caduta degli investimenti e dei redditi e crollo dei consumi. Per effetto della globalizzazione e della stretta connessione dei mercati finanziari di tutto il mondo, la crisi americana sta avendo ripercussioni sull’economia planetaria producendo sacrifici, difficoltà economiche e insicurezza esistenziale per miliardi di persone. E’ possibile che l’Italia, proprio i virtù di di ua certa arettratezza ecoomico-fianziaria, riesca ad attutire, almeno in parte gli effetti negativi della crisi. Le banche italiane non sono banche d’investimento, bensì commerciali e hanno conservano e conservano tuttora una ceta prudeza negli investimenti e nel concedere prestiti senza garanzie. Ma ci soo cause che vengoo dibattute e mai a fondo comprese. C’è una tendenza all’indebitamento, ci sono individui che mettono in atto speculazioni, talvolta perfettamente convinti della loro genialità, ci sono folle persone che si fanno prendere dall’euforia di facili guadagni e che si rifiutano di essere relisti.La risposta più immediata alla crisi del credito e alla crisi di fiducia apparve il massiccio intervento degli stati e delle banche centrali che provvidero a tagliare i tassi d’interesse e a immettere liquidità nel sistema economico, cercando di incentivare gli investimenti e la rimessa in moto dell’economia. Altre misure di intervento ponderate furono la sospensione delle contrattazioni nelle piazze azionarie per impedire danni su scala mondiale e la proibizione, da parte delle commissioni di vigilanza delle piazze azionarie, delle vendite allo scoperto (ovvero quelle effettuate senza il reale possesso di titoli) su titoli finanziari e assicurativi. Eppure la crisi economica che sta mettendo i ginocchio l’Italia, nel quadro globale di uno sviluppo senza occupazione, potrebbe costituire un’opportunità per rifondare la nostra economia. Sebbene proprio gli economisti sembrino in questo frangente, i più disorientati, rivelando una volta di più che la loro disciplina è un’arte più che una scienza esatta, proprio ad un economista, Joseph Schumpter, dobbiamo il concetto di distruzione creatrice. Perché secondo lo sudioso tedesco l’ecoomia procede per crisi che vedono morire le imprese meno competive ed obsolete e trionfare le aziende competitive ed innovate. Gli Italiano sembrano invecchiati ed impigriti. Il benessere raggiunto li ha viziati e riempiti di pretese. Si tratta di ritrovare lo spirito che nel dopoguerra ci ha condotti al boom economico. Occorre rimbocarsi le maniche, ritrovare la tenacia e la voglia di lavorare duramente, valorizzare i giovani, le nuove idee e le nuove tecnologie.